Le teorie New Age sulla fine del calendario maya

Scritto il 21 luglio 2012 da Ivan (Ivan Jacquemod su Google+)

Ad occuparsi direttamente della fine del calendario maya sono alcuni studiosi e scrittori riconducibili al movimento New Age. Il primo di essi fu Frank Waters che nel 1975 in Mexico Mystique ipotizzò che alla fine del tredicesimo baktun il mondo sarebbe stato distrutto da una serie di catastrofici terremoti. L’anno dopo fu il filosofo Terence McKenna, uno dei più importanti esponenti della cultura psichedelica americana, a spiegare in un libro scritto con il fratello Dennis, una complicata funzione matematica (Timewave Zero) che essi avevano elaborato quattro anni prima durante un viaggio in Amazzonia. Questa equazione, basata su una sequenza dei 64 simboli dell I-Ching, misurava il livello di interconnessione dell’universo e permetteva di capire l’andamento della storia umana. Quando l’equazione avrebbe raggiunto il valore zero, il mondo, gli esseri viventi e la natura sarebbero stati completamente connessi tra di loro e sarebbe iniziato un nuovo risveglio spirituale. Secondo i suoi calcoli la curva dell’equazione si sarebbe azzerata il 21 dicembre 2012.
L’espressione “Profezia Maya”, attualmente diventata di uso comune, si deve probabilmente proprio a Le Profezie dei Maya. Alla scoperta dei segreti di una civiltà scomparsa scritto nel 1995 da Adrian Gilbert e Maurice M. Cotterell. In questo libro i due scrittori descrivono molte teorie sui Maya non considerate dagli archeologi e ripropongono la tesi secondo cui furono gli Egizi ed i sopravvissuti alla scomparsa di Atlantide a fondare le antiche civiltà dell’America Centrale. Sostengono inoltre che la nascita e il declino delle ere del mondo e delle civiltà antiche coincidono con i cicli delle macchie solari. Un esempio è, per gli autori, l’improvvisa scomparsa della civiltà maya dovuta ad una riduzione dell’attività delle macchie solari che causò la diminuzione della fertilità nella popolazione. Gilbert e Cotterell offrono una panoramica completa su tutti i miti che sono stati collegati alla civiltà maya che verranno in seguito utilizzati per la creazione di prodotti commerciali. A loro dobbiamo, tra le altre, la teoria delle Ere maya del mondo, basata sull’interpretazione dell’iscrizione presente sul sarcofago del re maya Pakal, che già aveva dato “ispirazione” alla leggenda dell’Astronauta di Palenque di Von Daniken. L’interpretazione è però totalmente soggettiva e decontestualizzata sia dal punto cronologico e storico  che dal punto di vista culturale: le divinità indicate dagli autori sono azteche, mentre le ere si rifanno alla cultura New Age.

La teoria delle Ere di Gilbert e Cotterell (fonte: Adrian Geoffrey Gilbert e Maurice Cotterell, The Mayan Prophecies, 1995, Shaftesbury, Elements Books Ltd., ed. italiana Le Profezie dei Maya. Alla scoperta dei segreti di una civiltà scomparsa, Milano, Corbaccio, 1997.

Anche lo statunitense John Major Jenkins, autore nel 1998 di Maya Cosmogenesis 2012. In questo libro viene proposta la tesi sull’inizio dell’Era dell’Acquario in corrispondenza della fine del tredicesimo baktun. Questa teoria verrà proposta utilizzando come fonte archeologica una serie di stele pittografiche del periodo pre-classico ed in particolare la Stele 11 di Izapa.

La Stele 11 è uno dei monumenti simbolicamente più suggestivi del Gruppo B. Nel mio libro The Center of Mayan Time, ho sottolineato come questa stele sia la migliore rappresentazione nei monumenti di Izapa della situazione astronomica della data di fine del ciclo del 13° baktun. Si affaccia verso il punto in cui sorge il sole il giorno del solstizio di dicembre ed in direzione del dark-rift poco prima del solstizio nel periodo di massimo splendore di Izapa. Sono ancora convinto che la Stele 11 racconti una storia semplice e precisa, che riguarda il cielo verso cui si affaccia: questo messaggio si riferisce alla rinascita del mondo.

stele 11 izapa

Particolare Stele 11 di Izapa. J. M. Jenkins, Maya Cosmogenesis 2012.

Avvalorando la sua ipotesi con gli studi degli anni Sessanta dell’archeologo Gareth Lowe nel sito di Izapa, Jenkins sostiene che l’immagine che troviamo nella parte inferiore dell’incisione sia il Rospo-Giaguaro che già ai tempi degli Olmechi rappresentava la porta per l’Inframondo:

La bocca del Rospo-Giaguaro rappresenta la porta per l’Inframondo fin dai tempi degli Olmechi, e i moderni Maya Quiché chiamano il dark-rift xibalba be, la Strada per l’Inframondo. […] Nella Stele 11 vediamo una rana o un rospo (la Via Lattea) da cui nasce il Primo Padre delle divinità, il dio del Sole. […] Nei geroglifici maya quando la bocca della rana è aperta e rivolta verso l’alto significa “nascita” “data di inizio”. Questa identificazione è fondamentale e molto importante, e conferma che la Stele 11 rappresenta l’allineamento del Sole nel giorno del solstizio di dicembre con il dark-rift della Via Lattea che si verifica nella data finale del ciclo di 13 baktun.

Nonostante Jenkins argomenti la sua interpretazione con elementi molto più credibili rispetto a Gilbert e Cotterell, ci troviamo in una situazione analoga a quella riguardante l’incisione sulla lastra di Palenque. Infatti, la mancanza totale di testo scritto rende anche qui ogni interpretazione delle iscrizioni pittoriche completamente a discrezione dell’interprete. Per questi motivi la teoria di Jenkins verrà in seguito confutata anche dal punto di vista archeologico.
Tra gli epigrafisti che contesteranno le teorie di Jenkins vanno citati Mark Van Stone sul forum di FAMSI- Foundation for the Advancement of Mesoamerican Studies, Inc. (http://www.famsi.org/research/vanstone/2012) e lo stesso David Stuart sul suo blog (http://decipherment.wordpress.com/2009/10/11/q-a-about-2012/), il quale puntualizza che riguardo l’allineamento galattico “nessun testo maya e nessuna opera d’arte fa riferimento a qualcosa del genere”.
Per quanto riguarda l’allineamento galattico Jenkins omette un particolare, e cioè che l’allineamento di cui parla, pur essendo ancora presente il 21 dicembre 2012, ha una durata complessiva di circa 36 anni, ed il suo punto di maggior precisione si è verificato nel 1998. Sull’argomento è intervenuta anche la NASA: secondo l’astrobiologo David Morrison, dell’Ames Research Center della NASA, l’utilizzo di termini scientifici come “Dark Rift” è soltanto un metodo per disorientare il lettore:
La “Fessura Oscura” è un nome comune che indica le grandi nubi disperse di polvere che si trovano nel braccio interno della Via Lattea e che bloccano la nostra visuale del centro galattico. Tutta la paura dell'”allineamento galattico” è una pazzia. A fine dicembre, il Sole è sempre puntato all’incirca nella direzione del centro della galassia, se visto dalla Terra, e allora? A quanto pare, i truffatori che cercano di farvi paura hanno deciso di usare queste frasi senza senso, che parlano di “allineamenti” e di “fessura oscura” e di “cintura fotonica” proprio perché il pubblico non le capisce.

Nonostante le teorie New Age riguardanti la fine del calendario di Lungo Computo siano state confutate scientificamente, della Profezia dei Maya si continua a parlare. Per capirne il motivo continua  la lettura. Se invece vuoi approfondire questi argomenti puoi acquistare “La profezia maya. Ermetismo, New Age e Mezzi di Comunicazione“.

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Bibliografia:
Frank Waters, Mexico Mystique: The coming sixth world of consciousness, 1975, Chicago, Sage Books.
Terence Kemp McKenna, The Invisible Landscape, Mind, Hallucinogens, and I-Ching, 1976, New York, Seabury Press.
John Major Jenkins, Maya Cosmogenesis 2012, 1998, Rochester, Bear&Company.
Adrian Geoffrey Gilbert e Maurice Cotterell, The Mayan Prophecies, 1995, Shaftesbury, Elements Books Ltd., ed. italiana Le Profezie dei Maya. Alla scoperta dei segreti di una civiltà scomparsa, Milano, Corbaccio, 1997.
John Mink, 2009, “2012, Maya Conceptions of Time”, in Cyark Archive, 12 novembre 2009, http://archive.cyark.org/2012-maya-conceptions-of-time-blog.
Mariano Tomatis, 2012. E’ in gioco la fine del mondo, 2010, Iacobelli, Roma, http://www.marianotomatis.it/.
Jean Meeus, Ecliptic and Galactic Equator, in Mathematic Astronomy Morsel, 1997, Richmond, Willmann-Bell
David Morrison, “Nibiru and Doomsday 2012: Questions and Answers” http://astrobiology.nasa.gov/ask-an-astrobiologist/intro/nibiru-and-doomsday-2012-questions-and-answers, trad. it. “La Nasa dice la sua su 2012 e Nibiru, il pianeta invisibile”, in Cicap, http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274109.

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