I Calendari Maya

Scritto il 21 luglio 2012 da Ivan (Ivan Jacquemod su Google+)

Esempio di data calendariale maya

I Maya misuravano il tempo per mezzo di tre calendari strutturati in modo diverso che venivano correlati fra di loro. Due di questi calendari chiamati Tzolk’in (di 260 giorni) e Haab’ (di 365 giorni) venivano utilizzati anche da altre civiltà mesoamericane tra cui gli Aztechi. Del terzo non è invece noto il nome originale, poiché andò in disuso alla fine del periodo classico ed è stato denominato dagli archeologi calendario di Lungo Computo.

Il calendario di Lungo Computo necessitava di un punto di partenza. Gli studiosi Goodman, Martinez e Thompson, partendo dagli scritti del vescovo spagnolo Diego De Landa e trovando conferme su diversi reperti archeologici, tra cui alcune stele presenti a Quiriguà, giunsero ad individuare l’istante zero dei Maya con il giorno 11 agosto 3.113 a.C. del nostro calendario. Questo calendario era suddiviso il diverse unità di misura: il giorno (kin), il mese di 20 giorni (uinal), l’anno di 360 giorni (tun) ed il secolo katun, pari a 20 tun. Per i periodi più lunghi esisteva poi il baktun, pari a 20 katun (circa 400 anni).
La durata complessiva del calendario era di 13 baktun, pari a 1.872.000 giorni (circa 5125 anni) e tenendo la correlazione Goodman, Martinez e Thompson il tredicesimo baktun sarebbe finito proprio il 21 dicembre 2012. La data finale era rappresentata come 13.0.0.0.0.
Come però riporta l’archeologo J. Eric S. Thompson, anche la data iniziale però era 13.0.0.0.0, e non 0.0.0.0.0 come ci aspetteremmo noi occidentali, ed era presente sulle stele A e C di Quiriguà di cui abbiamo parlato. Ciò era dovuto essenzialmente al fatto che il concetto del tempo dei Maya era profondamente diverso da quello occidentale: secondo la nostra concezione il tempo ha dei limiti, e cioè un inizio ed una fine. Per i Maya, che misuravano il passare del tempo con i cicli dei principali astri anche la concezione del tempo era ciclica: quando gli astri si trovavano in una posizione che si era verificata in passato le influenze degli déi si sarebbero ripetute. Ne derivava che il tempo si sarebbe ripetuto all’infinito e, dal lato pratico, che per i Maya passato e futuro spesso finivano con il confondersi!

Tornando alla rappresentazione calendariale, ogni singolo giorno aveva quindi una corrispondenza diversa sui tre calendari e nell’indicazione della data venivano indicate tutte e tre. Per vedere come oggi verrebbe rappresentata una data secondo i Maya è opportuno fare un esempio. Il 18 agosto 1975 per i Maya sarebbe stato (utilizzando numeri ed alfabeto occidentali) il 12.18.18.16.10, 6 Oc, 18 Kayab, secondo lo schema della seguente tabella:

12.18.18.16.10

6 Oc

18 Kayab

Lungo Computo

Tzolk’in

Haab’

i numeri del Lungo Computo sono riferiti a questo schema:

12

18

18

16

10

Baktun

Katun

Tun

Uinal

Kin

12 x 144.000= 1.728.000 giorni

18 x 7.200= 129.600 giorni

18 x 360= 6.480 giorni

16 x 20= 320 giorni

10 x 1 = 10 giorni

Sommando i giorni il 18 agosto 1975 sarebbe caduto quindi 1.864.410 giorni dopo il 11 agosto 3.113 a.C.
Utilizzando invece i glifi maya la rappresentazione sarebbe stata quella della figura in alto.

È quindi difficile credere che i Maya abbiano fatto qualche previsione sulla fine del loro calendario, anche se però qualcosa hanno comunque detto. Se vuoi approfondire questi argomenti puoi acquistare “La profezia maya. Ermetismo, New Age e Mezzi di Comunicazione“.

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Bibliografia:

J. Eric S. Thompson, The Rise and Fall of Maya Civilisation, 1966, in Italia La civiltà maya, ed. 1994, Torino, Einaudi.
Umberto Eco, I limiti dell’interpretazione, 1990, Milano, Bompiani
John Mink, 2009, “2012, Maya Conceptions of Time”, in Cyark Archive, 12 novembre 2009, http://archive.cyark.org/2012-maya-conceptions-of-time-blog.
Mariano Tomatis, 2012. E’ in gioco la fine del mondo, 2010, Iacobelli, Roma http://www.marianotomatis.it/.

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